Carbon accounting

Fattori di emissione: formula, valori e database ufficiali

OC Oliviero Carlini Aggiornato 2 Ago 2026 8 min di lettura

Il fattore di emissione (EF) è un coefficiente che quantifica la quantità di gas serra rilasciati in atmosfera da una specifica attività o processo.

In pratica, questi fattori permettono di convertire dati concreti, come il consumo annuo di gas metano, in equivalenti emissioni di gas serra.

Il loro utilizzo principale consiste nello stimare e monitorare l’impatto ambientale di determinate attività.

I vantaggi principali dall’utilizzare questi fattori sono:

  • rendere comparabile l’impatto di diversi gas a effetto serra;
  • quantificare la riduzione dei gas serra in un periodo di tempo specifico.

I fattori di emissione sono specifici per settore e coprono numerose attività.

Alcuni esempi pratici includono:

Fattore di emissione o fattore di conversione?

I due termini vengono usati come sinonimi, ma indicano cose diverse.

Il fattore di emissione converte un dato di attività in emissioni: quanti kg di CO2e produce un chilometro percorso o un kWh consumato.

Il fattore di conversione converte un’unità di misura in un’altra, senza uscire dal dato fisico: da metri cubi di gas a kWh, da litri a chilogrammi.

La confusione nasce dal fatto che DEFRA pubblica i propri fattori di emissione sotto il nome di conversion factors: chi consulta il database inglese trova la seconda dicitura applicata alla prima cosa.

C’è poi un terzo coefficiente, il GWP (Global Warming Potential), che converte un gas serra diverso dalla CO2 nel suo equivalente in CO2: è il passaggio che rende comparabili metano, protossido di azoto e gas fluorurati sotto un unico numero, la CO2 equivalente.

Come si calcolano le emissioni: la formula ed esempi pratici

Per calcolare le emissioni di CO2 equivalente è necessario avvalersi di una moltiplicazione.

La moltiplicazione è costituita da un’attività di emissione e ad esempio per un veicolo può essere rappresentato dai litri consumati di carburante, dai chilometri percorsi o dal budget usato per acquistare lo stesso carburante in un arco di tempo.

Ogni tipologia di attività di emissione dovrà avere un fattore di emissione specifico che porti ad “annullarsi”.

Nel caso di litri la formula sarà litri * (kg co2e/litri).

Moltiplicando i due valori i litri spariranno e rimarrà solo la co2 equivalente.

Vediamo insieme ora alcuni casi studio per aiutarti a comprendere al meglio.

Caso Studio Scope 1: Calcolo emissioni flotta aziendale (Diesel)

Per un’azienda che vende servizi, durante la mappatura delle attività di emissione, è stata indicata la presenza di tre autovetture.

Uno dei criteri per stimare le emissioni prodotte da una specifica automobile è quella di usare il libretto di circolazione o di avvalersi di fattori di emissione.

Per essere allineati al GHG Protocol, dovremo essere certi che il dato indicato nel libretto non indichi solamente la CO2 prodotta, ma anche gli altri gas serra (e.g. CH4 che è il metano).

Se l’automobile considerata ha una cilindrata sotto ad 1,4L potremo considerarla small secondo il DEFRA e il valore risultante dal loro database sarà pari 0,144 kg CO2e/km.

Se l’automobile ha percorso 8.000 chilometri in un anno, la stima di emissioni prodotte sarà di –> 8.000 chilometri * 0,144 kg CO2e/km = 1.152 Kg CO2e.

Caso Studio Scope 2: Il mix energetico e l’approccio Location-based vs Market-based

Sempre questa azienda di servizi aveva due sedi separate.

In una il consumo di energia elettrica era pari a 3.300 kWh (senza certificati), mentre in un’altra il consumo era pari a 1.400 kWh (con garanzie d’origine).

Tramite la formula location based andremo ad usare un fattore di emissione che si basa sulla media della rete italiana.

Tutto il consumo di 4.700 kWh sarà calcolato con il fattore di emissione medio di ISPRA dell’anno di riferimento.

L’approccio market based considera invece le scelte del fornitore fatte dall’azienda.

I 1.400 kWh, avendo un contratto di fornitura coperto da garanzie d’origine, nell’approccio market based saranno pari a 0 kg di CO2e.

Per i restanti dovrà essere applicato il fattore di emissione del residual mix proveniente da AIB.

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I principali database dei fattori di emissione: come scegliere?

I fattori di emissione hanno un ruolo fondamentale perché un dato inaffidabile rende nullo il calcolo delle emissioni di un’azienda.

La scelta della banca dati corretta è una scelta strategica per stimare in modo adeguato le emissioni prodotte dall’organizzazione.

Grazie al Protocollo di Kyoto sono stati individuati i principali gas serra:

  • biossido di carbonio (CO2);
  • metano (CH4);
  • protossido di azoto (N2O);
  • idrofluorocarburi (HFC);
  • perfluorocarburi (PFC);
  • esafluoro di zolfo (SF6).

Per calcolare i fattori di emissione principali è possibile prendere come riferimento diverse fonti.

Database Gratuiti (DEFRA, IPCC, ISPRA) vs A Pagamento (Ecoinvent)

Nella pratica quotidiana quasi nessuna organizzazione usa una sola fonte: si combinano ISPRA per l’energia elettrica italiana, DEFRA per trasporti e materiali, Ecoinvent per i processi industriali.

È esattamente il punto in cui gestire i fattori di emissione con un software di carbon footprint smette di essere un’opzione.Nel nostro lavoro quotidiano di analisi, spesso combiniamo più fonti per ottenere la massima precisione.

  • DEFRA / DESNZ (UK Government)
    • Quando usarlo: È lo standard de facto gratuito per chi inizia. Eccellente per logistica, trasporti e materiali comuni.
    • Limite: Essendo britannico, i fattori legati all’energia elettrica o allo smaltimento rifiuti riflettono lo scenario UK e non sono applicabili tal quali in Italia.
  • ISPRA (Italia)
    • Obbligatorio per il calcolo dello Scope 2 (consumi elettrici) delle aziende italiane secondo l’approccio Location-based. Fornisce il fattore di emissione preciso del mix energetico nazionale italiano.
  • IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change)
    • Utile quando mancano dati specifici, ma spesso troppo generico per un bilancio di sostenibilità aziendale dettagliato.
  • Ecoinvent (a pagamento)
    • Sono i database più completi al mondo per l’LCA (Life Cycle Assessment). Indispensabili se dovete calcolare l’impatto di processi industriali complessi, catene di fornitura globali o prodotti specifici.

Errori comuni nella selezione dei fattori (e come evitarli)

L’esperienza sul campo ci insegna che anche i professionisti possono cadere in trappole insidiose.

Ecco tre errori più frequenti che invalidano le certificazioni ISO 14064.

Ignorare la variabilità geografica

L’energia non è uguale ovunque. Applicare un fattore di emissione “medio europeo” a stabilimenti situati in paesi diversi è metodologicamente scorretto.

Scenario: un’azienda ha uffici in Italia, Francia e Polonia.

L’errore: usare lo stesso fattore di conversione (kg CO2e/kWh) per tutti.

Ogni stato avrà le sue peculiarità in termini di fonti di approvvigionamento.

L’importanza dell’aggiornamento temporale dei dati

Uno degli errori più comuni che vediamo è continuare a usare fattori di emissione vecchi.

Il mix energetico di ogni paese evolve anno dopo anno, solitamente verso fonti più pulite.

Facciamo un esempio concreto.

Immaginate di calcolare le emissioni dei vostri consumi elettrici del 2024 usando però un fattore di emissione del 2020.

Il risultato? Completamente distorto.

Se nel 2020 la rete elettrica nazionale si basava maggiormente sul carbone, mentre nel 2024 l’eolico ha preso piede, continuare a usare il vecchio fattore significa attribuirvi emissioni più alte di quelle reali.

In pratica, non riuscite a cogliere i progressi che sono stati fatti a livello infrastrutturale.

Quando aggiornate i calcoli per l’anno successivo, c’è un’altra cosa importante da fare: dovete ricalcolare anche i dati degli anni precedenti usando lo stesso fattore di emissione aggiornato.

Perché? Per evitare di prendervi meriti che non vi spettano. Se non lo fate, rischiate di far sembrare che le vostre emissioni siano diminuite grazie alle vostre azioni, quando in realtà è stata semplicemente la rete elettrica nazionale a diventare più pulita.

Dimenticare le emissioni WTT (Well-to-Tank)

Questo è un dettaglio tecnico che distingue un calcolo approssimativo da uno professionale.

Quando bruciate un litro di gasolio, emettete CO2 allo scarico (Tank-to-Wheel).

Quel carburante ha generato emissioni anche per essere estratto, raffinato e trasportato fino alla vostra pompa (Well-to-Tank).

Spesso le aziende calcolano solo la fase di combustione, dimenticando che la fase WTT (che rientra nello Scope 3 – Categoria 3) può pesare per un ulteriore 20-25% delle emissioni totali del carburante.

Un software di carbon footprint include automaticamente questa componente, evitando sottostime significative.

I fattori di emissione hanno diversi pregi, tra i quali la semplificazione del calcolo della carbon footprint, ma anche dei limiti che sono i seguenti:

  • Complessità della catena di valore: alcune industrie presentano delle supply chain complesse e può presentare il calcolo delle emissioni lungo tutta la filiera.
  • Limiti tecnici di misurazione: la misurazione diretta delle emissioni può essere difficile o costosa e affidandosi maggiormente a stime, si potrebbero presentare degli errori di valutazione.

Automatizzare il calcolo con XCarbon

Molte aziende iniziano gestendo la Carbon Footprint su fogli di calcolo.

Tuttavia, man mano che il perimetro di analisi si allarga, Excel diventa un rischio operativo:

  • Errore Umano: basta un “copia-incolla” sbagliato o una cella non aggiornata per compromettere il report finale.
  • Tracciabilità (Audit Trail): in fase di audit, il verificatore chiederà: “Da dove arriva questo numero?”. Su Excel è difficile risalire alla fonte, all’anno e alla versione del database utilizzato.
  • Aggiornamento Dati: Aggiornare manualmente centinaia di righe ogni volta che DEFRA o Ecoinvent rilasciano la nuova versione annuale richiede settimane di lavoro a basso valore aggiunto ed elevato rischio di errore.

XCarbon nasce proprio per togliere la complessità metodologica dalle spalle delle organizzazioni.

La nostra piattaforma non è un semplice calcolatore, ma un ecosistema che integra nativamente i database più autorevoli al mondo.

Database integrati e sempre aggiornati. Non dovete più cercare l’ultimo foglio Excel con i fattori di emissione. Xcarbon integra le librerie di fattori di emissione e le aggiorna automaticamente appena vengono rilasciate nuove versioni.

Selezione automatica del fattore. Il software suggerisce automaticamente il fattore di emissione più appropriato in base al tipo di attività e alla localizzazione geografica, gestendo in autonomia la distinzione tra emissioni Location-based e Market-based per i consumi energetici.

Ogni calcolo è audit-ready. In fase di verifica ISO 14064, potrete dimostrare con un click quale fattore è stato usato, la sua fonte e l’anno di riferimento, garantendo la massima trasparenza e solidità del dato.

Vuoi misurare la tua carbon footprint?

Smetti di lavorare su Excel. Calcola le emissioni Scope 1·2·3 in modo conforme con Xcarbon.

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Scritto da
Oliviero Carlini
Con una laurea magistrale in "Green Economy and Sustainability" e una certificazione EQF 7 come "Project Manager per la sostenibilità ambientale dei processi produttivi", Oliviero Carlini porta un approccio rigoroso e pratico alla gestione delle emissioni e alla sostenibilità. Con Xclimate si dedica a rendere accessibili e comprensibili le strategie di carbon accounting, supportando le aziende nel loro percorso verso un futuro più sostenibile.