Emissioni Scope 1, 2 e 3: Come Calcolarle con il GHG Protocol (Guida Pratica)
Le emissioni Scope 1, 2 e 3 sono le tre categorie in cui il GHG Protocol classifica le emissioni di gas serra di un’organizzazione: dirette (Scope 1), indirette legate all’energia acquistata (Scope 2) e indirette lungo la catena del valore (Scope 3).
Tutte insieme queste categorie costituiscono l’inventario delle emissioni di un’organizzazione.
Quando un’azienda calcola le proprie emissioni, non è sempre chiaro cosa rientri nel perimetro e cosa no.
Chi si occupa di emissioni all’interno di un’organizzazione spesso non sa se deve rendicontare solo quelle della propria azienda o anche quelle dei fornitori.
In questa guida ti spieghiamo come funzionano i tre scope del GHG Protocol, con esempi reali tratti dai progetti che seguiamo, i dati che le aziende faticano di più a raccogliere e gli errori che vediamo ripetere quasi sempre alla prima misurazione.
Che cos’è il GHG Protocol e perché è lo standard di riferimento
Il Greenhouse Gas Protocol è lo standard internazionale più utilizzato per misurare e rendicontare le emissioni di gas serra aziendali.
Secondo i dati dell’organizzazione che lo ha sviluppato, il 90% delle aziende Fortune 500 lo usa per rendicontare le proprie emissioni.
In Italia è lo standard di riferimento per rispondere a richieste ESG da parte di banche e clienti.
Queste richieste, per aziende più piccole di 1,000 dipendenti, rientrano all’interno dello standard VSME (Voluntary Standard for non-listed Small- and Medium-sized Enterprises).
Ogni azienda si impegnerà a realizzare il calcolo al fine di raggiungere la carbon neutrality o le emissioni nette zero.
Di seguito trovi un esempio di un’azienda manifatturiera che produce vagoni per i treni.
Per comprendere come funziona analizzeremo nel dettaglio ogni singola macro categoria.

Emissioni Scope 1: cosa sono e come si raccolgono i dati
Le emissioni di scope 1 sono tutte le fonti di emissione dirette prodotte da un’organizzazione.
Il GHG Protocol li divide in quattro categorie principali.
Le emissioni da combustione stazionaria (stationary combustion) sono le emissioni prodotte da caldaie o turbine interne all’azienda per la lavorazione del metallo.
In questo caso i dati da raccogliere riguarderanno la tipologia di combustibile utilizzato e la quantità di combustibile consumata.
Le emissioni derivanti dal consumo di carburante nei mezzi di trasporto (mobile combustion) riguardano tutti i veicoli di proprietà o in leasing dell’azienda.
A seconda della metodologia di rendicontazione sarà necessario raccogliere i dati relativi al consumo di carburante, la distanza percorsa e la tipologia di veicolo adoperata.
Le emissioni fuggitive (fugitive emissions) riguardano tutti i refrigeranti utilizzati ad esempio per il raffrescamento degli impianti.
In questo caso sarà necessario fare un inventario tra l’inizio e la fine del periodo di rendicontazione, in modo da calcolare il refrigerante immesso nell’atmosfera.
La quarta categoria riguarda le emissioni di processo. All’interno di questa possiamo includere ad esempio la verniciatura di materiali o la cottura dei materiali.
Sono emissioni che si verificano quindi durante dei processi di lavorazione dei materiali internamente all’azienda.
Ogni sottocategoria appartiene allo Scope 1 e può essere rendicontata anche come singola.
Come funziona nella pratica lo Scope 1
Nelle aziende manifatturiere che seguiamo, lo Scope 1 è solitamente il più semplice da calcolare.
I dati sono già presenti nelle fatture di gas e carburante.
I maggiori problemi che abbiamo riscontrato riguardano l’assenza di consapevolezza riguardo alle emissione derivanti dai refrigeranti.
Questi gas hanno un potenziale di riscaldamento globale in alcuni casi migliaia di volte maggiore della CO2.
Ad esempio il HFC-23 ha un potenziale di riscaldamento globale maggiore della CO2 di circa 12.400 volte.
Un secondo errrore che si può presentare riguarda i veicoli in leasing dell’azienda.
Se l’azienda ha controllo operativo su questi rientrano all’interno dello Scope 1.
Discorso diverso invece se i veicoli vengono noleggiati per un breve periodo.
Emissioni Scope 2: energia acquistata e come calcolarla
Le emissioni di scope 2 (purchased energy) sono tutte quelle fonti di emissioni indirette dovute alla produzione di elettricità, vapore o calore prodotte in un luogo differente rispetto a quello dell’azienda, ma che sono direttamente attribuibili all’azienda.
Trovi una guida dedicata al calcolo dei kg di CO2 per kWh elettrico.
Un esempio concreto relativo all’azienda che produce vagoni per i treni sono:
- l’energia elettrica prodotta da un impianto elettrico che utilizza il carbone;
- il calore generato da un impianto di teleriscaldamento che viene successivamente inviato all’impianto di costruzione dei vagoni.
Il GHG Protocol prevede due metodi di calcolo della carbon footprint aziendale:
- Location-based: usa il fattore di emissione medio della rete elettrica nazionale (in Italia fornito da ISPRA).
- Market-based: usa il fattore di emissione specifico del fornitore di energia scelto. Se l’azienda ha un contratto con energia rinnovabile certificata (GO – Garanzia di Origine), le emissioni Scope 2 market-based possono essere prossime a zero.

Come funziona nella pratica lo Scope 2
Un’azienda impegnata a calcolare le emissioni di Scope 2 dovrà calcolare sia il location-based che il market-based.
Solo uno di questi due entrerà a far parte del calcolo totale.
Nel caso del location-based verrà utilizzato il fattore medio nazionale rilasciato da ISPRA.
Spesso alcune aziende usano il dato medio europeo falsando i calcoli.
Il market based fa invece riferimento al fornitore.
In questo caso possiamo raccogliere i dati specifici dalla bolletta.
Le emissioni Scope 3: la parte più complessa (e più rilevante)
Le emissioni di scope 3 sono tutte quelle fonti di emissione indirette che sono collocate all’interno della catena del valore dell’azienda.
Tutte queste emissioni sono generate da asset, attività o processi non controllate in modo diretto all’azienda, ma che possono essere ricondotte comunque all’attività.
Lo Scope 3 si divide in due sottocategorie principali: upstream e downstream.
Scope 3 upstream
Lo scope 3 upstream indica le emissioni che avvengono a monte, prima del processo di produzione.
Prendendo in considerazione l’azienda che produce i vagoni dei treni, gli esempi di emissioni riconducibili a prima della realizzazione delle vetture sono:
- la produzione di prodotti e materiali esterni necessari alla realizzazioni dei vagoni;
- il trasporto e la distribuzione dei prodotti;
- il consumo di carburante effettuato durante il trasporto dei materiali acquistati.
| Categoria | Cosa include | Dato necessario |
| 1.Beni e servizi acquistati | Produzione di materie prime, componenti e servizi (es. acciaio, plastica, consulenze). | Peso dei materiali (kg/t) o Spesa economica (€). |
| 2. Beni strumentali | Produzione di macchinari, attrezzature e infrastrutture acquistate dall’azienda. | Spesa economica (€) o Peso dei macchinari. |
| 3. Attività energetiche (non incluse in S1-S2) | Estrazione, produzione e trasporto dei combustibili e dell’energia (es. perdite di rete, estrazione gas). | Consumi totali di energia/carburante (kWh, Litri, Smc). |
| 4. Trasporto e distribuzione | Trasporto dei materiali dai fornitori verso l’azienda (logistica in entrata). | Tonnellate-chilometro (tkm) o Distanza e tipo di mezzo. |
| 5. Rifiuti generati | Trattamento e smaltimento dei rifiuti prodotti durante l’attività operativa. | Tonnellate di rifiuti divise per tipologia e metodo di smaltimento. |
| 6. Viaggi d’affari | Trasporti dei dipendenti per motivi di lavoro (voli, treni, hotel, auto a noleggio). | Distanza percorsa (km) per tratta o notti in hotel. |
| 7.Pendolarismo dei dipendenti | Spostamenti casa-lavoro del personale. | Distanza media e mezzi utilizzati (tramite sondaggi interni). |
| 8. Beni in leasing (Upstream) | Operatività di beni presi in affitto o leasing non inclusi negli Scope 1 e 2. | Dati sui consumi energetici o metri quadri del bene in leasing. |
Scope 3 downstream
Le attività di scope 3 possono essere ricondotte all’azienda una volta che il prodotto abbia lasciato l’impianto e le attività possono essere:
- il trasporto e la distribuzione dei vagoni;
- il processo di riciclo una volta che il vagone deve essere dismesso.
| Categoria | Cosa include | Dato necessario |
| 9. Trasporto e distribuzione | Trasporto dei vagoni finiti al cliente finale e stoccaggio intermedio. | Tonnellate-chilometro (tkm), tipologia di mezzo (nave, motrice, ecc.). |
| 10. Trasformazione prodotti | Emissioni generate da terzi che lavorano il tuo prodotto (es. se vendi solo il telaio e un altro lo arreda). | Consumo energetico del processo di trasformazione del cliente. |
| 11. Utilizzo prodotti venduti | L’energia consumata dal vagone durante la sua vita utile (es. elettricità per muoversi o riscaldamento interno). | Durata prevista (anni), km percorsi e consumo energetico stimato. |
| 12. Fine vita dei prodotti | Smaltimento, riciclo o termovalorizzazione del prodotto quando diventa un rifiuto. | Peso totale del prodotto e % di materiali riciclabili vs destinati a discarica. |
| 13. Beni in leasing (Downstream) | Emissioni di beni che la tua azienda possiede e affitta a terzi (es. flotta di vagoni a noleggio). | Consumi energetici diretti degli asset locati (Scope 1 e 2 del locatario). |
| 14. Franchising | Emissioni derivanti dalle attività dei franchisee (punti vendita o servizi a tuo marchio). | Consumi energetici (luce, gas) e rifiuti dei punti vendita in franchising. |
| 15. Investimenti | Emissioni legate a investimenti finanziari, partecipazioni o prestiti (tipico per banche o holding). | Dati di bilancio e intensità carbonica delle società partecipate. |
Come strutturiamo il calcolo degli scope 123 in Xclimate: il processo passo per passo
Ecco il flusso che seguiamo con i nostri clienti per costruire il primo carbon inventory GHG Protocol.
Per farlo ci avvaliamo del nostro software per il calcolo delle emissioni Scope 1, 2 e 3.
Step 1 – Definire i confini organizzativi
Per quali organizzazioni è necessario fare il calcolo delle emissioni?
Potrebbe una singola organizzazione o diverse controllate da una società madre.ì.
Il secondo punto riguarda gli edifici da includere nel perimetro, come sede principale, filiali o magazzini.
Con Xcarbon, il nostro tool di carbon accounting, strutturiamo l’organizzazione e assegniamo per ogni progetto i siti di riferimento.
In questo modo siamo in grado di vedere come ogni sito contribuisca all’impatto totale.

Step 2 – Identificare le attività di emissione Scope 1 e 2
Per supportare nell’individuazione delle attività di emissione specifiche, vengono mostrate delle attività già precompilate che aiutano nella ricerca delle principali fonti di emissione.
I dati di input possono riguardare il consumo di gasolio dei veicoli aziendali o il consumo in kWh di energia elettrica.
Queste attività di emissione sono già impostate anche per il calcolo delle emissioni secondo lo standard ISO 14064-1.

Step 3 – Mappare le categorie Scope 3 rilevanti
Non sempre è necessario includere lo Scope 3.
Un primo inventario potrebbe riguarda Scope 1-2 e poi successivamente si può decidere di aggiungere lo Scope 3.
Il GHG Protocol richiede di includere quelle “materiali” — cioè quelle che superano una soglia di rilevanza nel profilo emissivo dell’azienda.
Step 4 – Assegnare il fattore di emissione
Per ogni attività di emissione verrà suggerito uno specifico fattore di emissione rilevante.
Il calcolo andrà a contribuire alla quantificazione delle emissioni prodotte per Scope 1 2 3.

Step 5 – Generare il report delle emissioni
Essendo uno standard è necessario realizzare un report conforme al GHG Protocol.
Se hai individuato in modo corretto tutte le attività di emissione e assegnato i fattori di emissione, non ti rimarrà che generare un report.
Il report dovrà contenere la divisione in categorie e sottocategorie in modo da comprendere quali siano le fonti maggiori di emissione.

Prossimi passi per la tua organizzazione
Il tema, come avrai capito, non è immediato.
Capire come funzionano Scope 1, 2 e 3 è il primo passo.
Il secondo è raccogliere i dati nel modo giusto.
La differenza tra farlo a mano su Excel e usare uno strumento dedicato si misura in giornate di lavoro perse.
Se stai facendo la tua prima misurazione, parti da Scope 1 e 2: sono i dati più accessibili e ti danno subito una base solida su cui costruire.
Vuoi misurare la tua carbon footprint?
Smetti di lavorare su Excel. Calcola le emissioni Scope 1·2·3 in modo conforme con Xcarbon.
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