Accordo di Parigi sul clima: che cos’è e come funziona?
Dopo il Protocollo di Kyoto si è resa necessaria la stipula di un nuovo accordo.
Nel 2015 196 stati membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) si sono riuniti per stipulare il cosiddetto “Accordo di Parigi sul clima” al fine di limitare la minaccia dell’aumento della temperatura media globale.
Scopriamo insieme come funziona e quali sono gli elementi principali.
Cos’è l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici?
L’accordo di Parigi sul clima è un trattato internazionale pensato per limitare il riscaldamento globale.
Il trattato è stato stipulato fra gli Stati membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC).
L’accordo è stato raggiunto il 12 dicembre 2015 e prevede l’applicazione di esso a partire dal 2020.
L’accordo è stato negoziato da 196 Stati, nel 2018 195 membri hanno ratificato l’accordo di Parigi e 183 hanno deciso di entrare a farne parte, mentre quattro stati non l’hanno ratificato.
L‘accordo prevede un piano di decarbonizzazione che si applica a tutti i paesi firmatari, senza distinzione tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo.
Che cosa prevede l’accordo di Parigi?
L’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici è stato creato con l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura media globale a livello mondiale.
In sostanza, mira a mantenere l’aumento al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali, con un obiettivo ancora più ambizioso di limitare l’incremento a 1.5°C.
È stata stabilita questa soglia per limitare il potenziale impatto degli effetti dei cambiamenti climatici.
All’interno dell’accordo è stato stabilito un piano d’azione che prevede i seguenti punti:
- l’obiettivo di lungo termine di mantenere la temperatura media globale sotto i 2°C;
- ogni paese che aderisce all’accordo deve presentare un piano d’azione nazionale, noto come Contributo Nazionale Determinato (NDC), con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra;
- ogni cinque anni gli stati devono comunicare i propri piani d’azione con obiettivi sempre più ambiziosi;
- la comunicazione dei risultati deve avvenire fra gli stati e al pubblico al fine di garantire la massima trasparenza;
- gli stati membri dell’Unione Europea continueranno a fornire finanziamenti ai paesi in via di sviluppo per aiutarli a ridurre le emissioni.
- aumentare la capacità di adattamento agli effetti negativi dei cambiamenti climatici e promuovere lo sviluppo di soluzioni a basse emissioni di gas a effetto serra;
- l’accordoha l’intento di indirizzare gli investimenti verso soluzioni a basse emissioni di gas serra.
Le misure concrete degli stati membri
Le misure concrete che possono essere messe in atto dagli stati membri sono le seguenti:
- ridurre le emissioni globali provenienti dall’industria, dai trasporti, dall’agricoltura e dall’energia tramite l’implementazione di politiche e normative;
- adottare fonti di energia rinnovabile tramite l’aumento della quota di energia prodotta dal vento, dal sole o dall’idroelettrico;
- migliorare l’efficienza energetica tramite l’adozione di tecnologie più efficienti e la promozione di comportamenti più sostenibili;
- migliorare la gestione sostenibile delle foreste rallentando la deforestazione illegale e rafforzando la promozione della riforestazione;
- promuovere la mobilità sostenibile che è una fonte significativa di inquinamento atmosferico;
- sviluppare tecnologie a basse emissioni di carbonio, come la cattura del carbonio e il relativo stoccaggio.
Cosa accade se un paese non raggiunge gli obiettivi?
L’Accordo di Parigi non prevede sanzioni dirette o pene legali per i paesi che non raggiungano gli obiettivi stabiliti.
È un trattato volontario e non sono stati previsti meccanismi di forza vincolante per imporre sanzioni giuridiche.
Tuttavia, sono presenti diversi meccanismi che possono influenzare il comportamento dei paesi che non rispettano gli obiettivi:
- un paese che non è in grado di raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni stabiliti può ricevere pressioni internazionali da parte degli altri paesi e della comunità globale;
- i paesi devono presentare in modo regolare i piani e i progressi compiuti portando questi ad essere esposti nel caso di mancato raggiungimento degli obiettivi;
- la mancanza di adozione di tecnologie a basse emissioni di carbonio o la mancata attuazione di politiche sostenibili potrebbe portare ad una perdita di opportunità economiche, rispetto a paesi più all’avanguardia nella transizione;
- l’instabilità climatica e l’incapacità di affrontare i cambiamenti climatici possono comportare costi economici significativi, come danni causati da eventi climatici estremi ed è necessario quindi un adattamento da parte degli stati nell’affrontare questi rischi;
- l’opinione pubblica sempre più sensibilizzata sui cambiamenti climatici può esercitare pressioni sui governi per adottare politiche più ambiziose.
I Paesi riusciranno a raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi?
Un ampio numero di Stati sono lontani dal raggiungere gli obiettivi di riduzione al 2030.
L’obiettivo è quello di raggiungere l’obiettivo di net zero entro il 2050 e mantenere la temperatura media globale sotto i due gradi Celsius.
I potenziali motivi per cui questi obiettivi possono non essere raggiunti sono:
- obiettivi nazionali poco ambiziosi e che potrebbero non permettere il contenimento dell’aumento della temperatura media;
- difficoltà nell’attuazione di azioni efficaci per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e la mancanza di risorse;
- la mancanza di tecnologie da parte di alcuni stati;
- la mancanza di ambizione da parte di alcuni stati nel combattere il cambiamento climatico.
Conclusioni
L’Accordo di Parigi è un tassello fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici, ma presenta degli ostacoli significativi nella sua realizzazione completa.
La mancanza di ambizione, risorse e tecnologie, insieme a obiettivi nazionali talvolta poco ambiziosi, mette in discussione la possibilità di raggiungere gli obiettivi dell’accordo.
La pressione internazionale, la trasparenza, gli incentivi finanziari positivi e la mobilitazione pubblica possono svolgere un ruolo chiave nell’incoraggiare i paesi a intensificare i loro sforzi.
Gli stati devono impegnarsi in azioni concrete e condivise per garantire un futuro sostenibile per il pianeta e le generazioni future.
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