Science based targets initiative: che cos’è e come funziona?
La Science Based Targets initiative (SBTi) è l’organizzazione che valida gli obiettivi di riduzione delle emissioni delle aziende, verificando che siano coerenti con l’Accordo di Parigi.
Nata nel 2015 da CDP, UN Global Compact, WRI e WWF, non certifica l’azienda, ma controlla che i target impostati siano basati su dati scientifici.
SBTi ha pubblicato il Corporate Net-Zero Standard V2.0, che entra in vigore il 1° febbraio 2027. Chi vuole validare con la versione 1.3.1 ha tempo fino al 31 gennaio 2028. Le due scadenze cambiano quando conviene partire: le trovi più sotto.
Cos’è la Science Based Targets initiative
La Science Based Targets Initiative (SBTi) è un’iniziativa globale nata con l’intento di promuovere l’adozione di obiettivi aziendali per affrontare la questione del cambiamento climatico.
L’iniziativa SBTi ha l’intento di supportare le aziende nell’adozione di obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni e guidarle nella transizione ad un’economia a basso impatto di carbonio.
La SBTi prevede linee guida e metodologie specifiche per ciascun settore industriale.
Inoltre, la SBTi ha sviluppato il corporate net zero standard, un framework globale che aiuta le aziende a fissare obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra secondo criteri scientifici.
La Science Based Targets Initiative (SBTi) è stata lanciata nel 2015 come un’iniziativa congiunta di quattro organizzazioni:
- CDP (Carbon Disclosure Project);
- WRI (World Resources Institute);
- WWF (World Wide Fund for Nature);
- Global Compact delle Nazioni Unite.
Il ruolo dei quattro partner non è simmetrico: il CDP raccoglie i dati di emissione dichiarati dalle aziende e li rende confrontabili, il WRI cura le metodologie di calcolo, il WWF e il Global Compact portano la spinta all’adesione.
SBTi valida, non certifica: la differenza che conta
Si legge spesso “certificazione SBTi”. Non esiste.
SBTi valida un obiettivo verificando che i numeri dichiarati, a proposito di riduzione delle emissioni, siano coerenti con gli obiettivi scientifici.
Non è un ente certificatore e quindi non entra in azienda, non controlla i tuoi consumi e non emette un certificato sul tuo inventario delle emissioni.
La differenza è operativa, non lessicale:
- una certificazione (ISO 14064-1, per esempio) riguarda il modo in cui hai contato le emissioni e la rilascia un ente terzo accreditato dopo un audit;
- una validazione SBTi riguarda l’ambizione dell’obiettivo e la rilascia SBTi sulla base di ciò che dichiari.
Le due cose stanno in fila, non in alternativa: prima costruisci l’inventario secondo il GHG Protocol, poi ci calcoli sopra il target, poi lo mandi a validare. Se l’inventario ha basi poco solide, il target validato lo eredita.
È il motivo per cui, quando un cliente ci chiede “quanto costa certificarsi SBTi”, la prima risposta è che sono due spese diverse e una viene prima dell’altra.
Quali emissioni devono entrare nel target
Non tutte le emissioni vanno nel target, e non tutte con lo stesso peso. Questi sono i criteri in vigore fino al 1° febbraio 2027.
| Criterio | Regola |
| Copertura Scope 1 e 2 | Almeno il 95% delle emissioni |
| Quando lo Scope 3 diventa obbligatorio | Se supera il 40% del totale Scope 1+2+3 |
| Copertura Scope 3 nel target near-term | Almeno il 67% delle emissioni di Scope 3 |
| Durata del target near-term | Da 5 a 10 anni dalla data di sottomissione |
| Ambizione minima | Allineamento a 1,5 °C per Scope 1 e 2 |
Fonte: SBTi Corporate Near-Term Criteria v5.3.1, aprile 2026.
La soglia del 40% è quella che comporta un maggior lavoro da parte delle aziende.
Nella quasi totalità delle aziende manifatturiere e commerciali lo Scope 3 vale fra il 70% e il 90% del totale, quindi entra sempre.
Il target si calcolerà sia sui tuoi consumi, ma anche sugli acquisti, sui trasporti e sulla filiera.
La maggior parte dello Scope 3 non è misurabile con dati primari; difficilemente un fornitore ti manda il proprio inventario.
Si ricostruisce con dati secondari, cioè fattori di emissione applicati a spesa o a quantità e il margine di errore che ne esce va dichiarato nel report, non nascosto.
Calcolatore target SBTi near-term
Inserisci le emissioni di Scope 1 e 2 dell’anno base per vedere il target minimo richiesto da SBTi a 5 e a 10 anni.
Come definire gli Science Based Targets in Azienda?
La definizione di questi obiettivi deve seguire un percorso preciso ed essere in linea con l’accordo di Parigi.
Il processo da seguire è il seguente:
- Impegno (commit): l’azienda deve inviare una lettera ufficiale dove comunica in modo chiaro la propria intenzione di stabilire un obiettivo basato sulla scienza;
- Sviluppo (develop): dopo aver dichiarato il proprio impegno, l’azienda deve iniziare a lavorare sulla formulazione di un obiettivo di riduzione delle emissioni e questi devono contribuire al contenimento del riscaldamento globale entro gli 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali;
- Presentazione (submit): una volta che l’obiettivo sia stato impostato, è necessario ricevere una verifica ufficiale dal SBTi per verificare la conformità ai criteri scientifici;
- Communicazione (communicate): gli obiettivi inoltre devono essere condivisi con i principali stakeholder (clienti, partner, dipendenti, investitori, etc.) in modo trasparente;
- Rendicontazione (disclose): l’azienda fornisce rapporti annuali che attestino le emissioni di gas serra dell’intera azienda e il progresso verso il raggiungimento degli obiettivi stabiliti in precedenza.
Due scadenze che il processo non dice a voce alta: i target vanno pubblicati entro due anni dalla firma della lettera di impegno e la validazione da parte di SBTi richiede in genere da 6 a 10 settimane dalla sottomissione.
Chi ha una richiesta da parte della propia filiera deve tenere conto di queste tempistiche.
Sarà necessario calcolare la carbon footprint dell’azienda e le emissioni di scope 1 2 3 secondo il GHG Protocol tramite strumenti di misurazione e avere quindi una base da cui partire ad impostare degli obiettivi.
A seguito degli obiettivi di riduzione delle emissioni è necessario pianificare le azioni da compiere per raggiungere gli obiettivi, come ad esempio l’adozione di fonti rinnovabili o l’ottimizzazione dei processi produttivi.
Il processo di decarbonizzazione richiede diversi anni ed è necessario impostare un sistema di monitoraggio e misurazione delle emissioni aziendali per valutare il raggiungimento degli obiettivi.
Da dove si parte davvero: i sette documenti
Il passaggio che blocca le aziende non è il target: è l’inventario che ci sta sotto.
In pratica servono sette famiglie di documenti, e quasi tutte sono già in azienda.
- Bollette di luce e gas · consumi elettrici e termici dell’ultimo anno
- Carburante dei mezzi aziendali · diesel e benzina di auto, furgoni e muletti
- Gas refrigeranti · rabbocchi di impianti di climatizzazione e celle frigo
- Acquisti e materie prime · un’estrazione dal gestionale o dal bilancio
- Trasporti e DDT · merce in entrata e in uscita
- Rifiuti · registri di carico e scarico
- Viaggi e pendolarismo · trasferte di lavoro e spostamenti casa-lavoro
Hai i documenti per partire?
Spunta quelli che hai già in azienda. Non serve averli tutti: serve sapere da dove si parte.
Spunta quello che hai in azienda: ti diciamo subito a che punto sei.
Vedi come funziona la consulenzaI primi tre coprono lo Scope 1 e 2. Dal quarto in poi si entra nello Scope 3 ed è lì che la raccolta dati diventa difficile.
I dati esistono, ma sono in sistemi diversi e nessuno li ha mai messi insieme per questo scopo.
Sui fattori da applicare, per un’azienda italiana la scelta di default sono i fattori ISPRA per il mix elettrico nazionale, non i DEFRA: usare fattori britannici su consumi italiani sposta lo Scope 2 di una quota che non è trascurabile.
DEFRA resta il riferimento per le categorie che ISPRA non copre.
Il Net Zero Standard e il passaggio alla versione 2.0
Il Net Zero Standard è il framework di riferimento sviluppato dalla Science Based Targets initiative (SBTi) per guidare le aziende verso la neutralità climatica.
Il Net Zero Standard si fonda su quattro pilastri principali:
- Riduzione delle emissioni di gas serra: le aziende devono ridurre le proprie emissioni di almeno il 90% entro il 2050, in linea con le indicazioni dell’IPCC e con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
- Neutralizzazione delle emissioni residue: il 5-10% che resta dopo la riduzione va neutralizzato con rimozioni permanenti di carbonio, non compensato con crediti. È una distinzione che SBTi tiene ferma: la compensazione non concorre al raggiungimento del target.
- Trasparenza: le aziende devono comunicare in modo chiaro e trasparente i propri progressi, rendendo pubblici i dati relativi alle emissioni e alle strategie adottate.
- Rendicontazione: è richiesta una rendicontazione regolare e dettagliata, per assicurare che gli impegni presi siano effettivamente rispettati e monitorati nel tempo.
La versione 2.0 e cosa cambia da qui al 2028
L’11 giugno 2026 SBTi ha pubblicato il Corporate Net-Zero Standard V2.0, la prima revisione strutturale dal 2021. Le date che contano sono tre:
| Data | Cosa succede |
| 1° febbraio 2027 | La V2.0 entra in vigore e si apre la validazione con i nuovi criteri |
| 31 gennaio 2028 | Ultimo giorno per sottomettere target con la versione 1.3.1 |
| Dopo il 31 gennaio 2028 | Solo V2.0. I target già validati restano validi fino alla loro scadenza |
Fonte: SBTi, Corporate Net-Zero Standard V2.0, giugno 2026.
Il cambiamento più rilevante per chi legge questa pagina è che la V2.0 smette di trattare tutte le aziende allo stesso modo. Introduce due categorie:
- Categoria A: grandi aziende in tutti i paesi e medie imprese nei paesi ad alto reddito. Piano di transizione, verifica di terza parte e rendicontazione annuale diventano obbligatori.
- Categoria B: piccole imprese in tutti i paesi e medie imprese nei paesi a basso e medio reddito. Requisiti alleggeriti, in particolare sullo Scope 3.
La soglia dichiarata è il fatturato: sopra i 50 milioni di euro nei paesi ad alto reddito si è in categoria A.
Cambiano anche altre due cose: Scope 1 e Scope 2 non si possono più accorpare in un unico target, e i crediti di carbonio entrano in un quadro unico insieme a BVCM e rimozioni, riconosciuti su base volontaria e sempre come complemento, mai come sostituto della riduzione.
Se stai partendo adesso e sei una PMI italiana, il calendario non è limitante.
Hai fino al 31 gennaio 2028 per validare con le regole attuali e la categoria B della V2.0 è più leggera di quella in vigore oggi.
Quello che non cambia in nessuno dei due scenari è il punto di partenza: serve un inventario delle emissioni fatto secondo il GHG Protocol e quello può richiedere un diverso tempo a seconda della qualità dei dati disponibili.
Riduzione, non compensazione: SBTi e i crediti di carbonio
La Science Based Target include all’interno del calcolo solo misure di riduzione delle emissioni e non vengono considerate misure di rimozione dei gas dall’atmosfera come la piantagione di alberi o il carbon capture and storage.
Questa decisione si basa sul fatto che la rimozione delle emissioni ha limiti di fattibilità come il costo di sviluppo e il quantitativo di emissioni rimuovibili.
C’è però una terza via, che SBTi incoraggia senza conteggiarla: la Beyond Value Chain Mitigation (BVCM), cioè le azioni climatiche finanziate al di fuori della propria catena del valore. Non contribuiscono al raggiungimento del target, ma la V2.0 le riconosce in un programma volontario dedicato.
Cosa bisogna fare? Riduci dentro la tua catena del valore, neutralizzi con rimozioni permanenti solo il residuo finale e tutto il resto è volontario e sta fuori dal conteggio.
Il percorso semplificato per le PMI
SBTi ha un percorso dedicato alle piccole e medie imprese, molto più corto di quello ordinario.
Per accedervi bisogna rispettare questi criteri minimi:
- meno di 10.000 tCO₂e di emissioni Scope 1 e 2;
- l’azienda non fa parte di istituzioni finanziarie o del settore oil & gas;
- non è necessario fissare obiettivi utilizzando criteri specifici di settore;
- Non sono una controllata di una società madre, le cui attività combinate rientrano nel percorso di convalida aziendale.
Per rientrare in questo programma devono verificarsi almeno tre condizioni:
- meno di 250 dipendenti;
- fatturato inferiore a 50 milioni di euro;
- totale attivo inferiore a 25 milioni di euro;
- non rientrano in un settore FLAG soggetto a obbligo.
Cosa cambia rispetto al percorso standard:
- si fissano solo target near-term, senza obbligo di target net-zero di lungo termine;
- il target di Scope 3 non è obbligatorio e non va lidato, ma resta l’impegno a misurare e ridurre le emissioni di filiera;
- non serve la lettera di impegno preliminare e si va direttamente alla sottomissione;
- la fee di validazione è di 1.250 dollari, contro le diverse migliaia del percorso ordinario.
Fonte: SBTi, FAQ per le PMI e comunicazione sull’aggiornamento delle fee.
Queste condizioni fanno la differenza per una PMI italiana.
Se la PMI italiana riceve la richiesta da un cliente, questo percorso permette di impostare degli obiettivi SBTI in tempi ragionevoli.
Quante aziende hanno target SBTi e quante in Italia
A inizio 2026 le aziende con target validati da SBTi hanno superato quota 11.000, che salgono a circa 13.000 contando anche chi ha solo firmato l’impegno.
Nel contesto italiano, 378 aziende hanno dichiarato un impegno concreto a decarbonizzare le proprie attività attraverso la collaborazione con l’iniziativa Science Based Targets, mentre 60 hanno convalidato obiettivi “Net-Zero”.
Adottare il Net Zero Standard della Science Based Targets Initiative significa allinearsi alle migliori pratiche internazionali e alle aspettative di stakeholder, investitori e consumatori sempre più attenti alla sostenibilità.
In sintesi, il Net Zero Standard rappresenta la nuova frontiera per le imprese che vogliono essere protagoniste della transizione verso un’economia a basse emissioni, contribuendo in modo concreto agli sforzi globali per limitare il riscaldamento globale e proteggere il nostro pianeta.
Il target arriva dopo l’inventario
SBTi valida un obiettivo calcolato sulle tue emissioni: senza inventario non c’è niente da validare.
Noi partiamo dai documenti che hai già in azienda e ti consegniamo Scope 1, 2 e 3 secondo il GHG Protocol, con ogni fattore di emissione citato alla fonte.
Due settimane dalla chiamata.
Vuoi misurare la tua carbon footprint?
Smetti di lavorare su Excel. Calcola le emissioni Scope 1·2·3 in modo conforme con Xcarbon.
Richiedi una consulenza